Italia, cresce il mercato dei meeting e dei congressi

Buone notizie per il comparto dei meeting e degli eventi in Italia. Il business degli incontri aziendali gode infatti di buona salute, come rivela l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi-OICE, lo studio alla sua terza edizione che si prefigge di monitorare dimensioni, numeri e tendenze del settore. Promosso dall’associazione della meeting industry Federcongressi&eventi e realizzato dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – ASERI, la ricerca evidenzia che in Italia, nel corso del 2016, sono stati realizzati in totale 386.897 eventi di almeno 4 ore con un minimo di 10 partecipanti ciascuno, per un totale di 28.173.514 partecipanti e 42.706.559 presenze. Sebbene ci sia una leggera flessione nel numero di eventi (-1,5% rispetto al 2015), crescono a ritmo sostenuto sia i partecipanti – l+8,4% – sia le presenze -+21,5%. La crisi sembra quindi passata: un dato ribadito anche dall’aumento del numero medio di partecipanti e della durata degli incontri, passata da 1,2 giorni per evento del 2014 a 1,4 del 2016.

Un altro dato interessante a testimonianza della vitalità del settore è che, l’anno passato, i promotori più attivi di eventi e congressi sono stati soprattutto aziende ed istituzioni: convention, lanci di prodotto e meeting rappresentano più della metà degli eventi organizzati dalle sedi del campione analizzato (56,5%), il 48,9% dei partecipanti totali e il 48% delle presenze. Al secondo posto ci sono le associazioni, con il 31,6% degli eventi, il 36,3% dei partecipanti totali e il 36,5% delle presenze. Terzo promotore sono gli enti e le istituzioni di tipo governativo, politico, sindacale e sociale. A livello di distribuzione geografica, il Nord resta il catalizzatore degli eventi: oltre la metà  (56,5%)di quelli registrati dalla ricerca si è infatti svolto nelle regioni settentrionali. Mentre le sedi congressuali del Centro Italia sembrano segnare un po’ il passo, con una flessione del 6,7%, il Sud cresce forte e bene, con un aumento dll’8,5% rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda le location preferite, piacciono soprattutto gli alberghi congressuali, che da soli assorbono il 79,6%, degli eventi.

Ma la notizia migliore di tutte è che il sentimento, a detta dei responsabili e manager delle sedi congressuali coinvolte nell’indagine, resta positivo. Per il 40% degli intervistati, infatti, il fatturato del comparto crescerà ulteriormente nel 2017, mentre circa il 50% ritiene che rimarrà invariato anche l’anno prossimo. Proprio per questo, il 52,7 ha dichiarato l’intenzione di investire per aumentare la propria competitività, stanziando budget in tecnologie, infrastrutture, servizi e risorse umane.

http://www.federcongressi.it

E-commerce: una moda o una strada per il successo?

Inauguriamo il mio nuovo blog con una riflessione in merito ad uno dei principali settori in crescita nell’economia su scala mondiale, ma con particolare riferimento al panorama italiano: l’e-commerce. Trattando il nostro sito di b2b, è chiaro che poco ci interessa esaminare o commentare il successo di colossi quali Amazon, Zalando, Privalia o compagnia cantante, rivolti essenzialmente al mondo consumer. La domanda che ci poniamo è: ma le aziende acquistano sul web? Quanto acquistano?

Seguo alcuni clienti, a livello di strategia di comunicazione, che spesso realizzano quanto la “vecchia” strategia di marketing, basata sul contatto, la trattativa ed il valore aggiunto di un venditore ( o consulente) “dedicato” sia oggi quasi superata. Contano disponibilità immediata, semplicità di acquisto, prezzo… Tutti elementi che, in un sito di vendita online, sono chiaramente di richiamo per l’utente finale, che magari è il titolare con poco tempo a disposizione, l’ufficio acquisti che deve spuntare condizioni vantaggiose o il pigro impiegato. E’ questo senz’altro un ragionamento valido, ma ciò che tendo a rispondere quando mi chiedono un parere, e mi rivolgono la fatidica domanda”dovrei farlo anche io” è: dipende.

Già, direte voi, bella risposta… In effetti no, non è una vera e propria risposta, ed è lungi dall’essere dirimente nel processo decisionale del mio cliente, ma è quanto meno un parere sincero. Possono essere accomunate un’azienda che vende sofisticate apparecchiature elettroniche, dal costo di svariate centinaia di euro, con un’altra che vende accessori biglietti da visita? Ovviamente no, quindi è chiaro che la prima considerazione da fare è sempre cosa si aspetta l’utente finale e cosa sta cercando nella sua esperienza di acquisto. Se l’investimento al quale sta andando incontro è oneroso, la sua barriera all’acquisto sarà notevole, e difficilmente “aggirabile” con promozioni, un sito ben fatto ed il vantaggio di un comodo pagamento/spedizione. Probabilmente vorrà essere rassicurato sul prodotto, su chi glielo fornisce, sulle garanzie ecc… Quindi cerca un valore aggiunto, cosa che il singolo imprenditore che deve rifare i biglietti da visita certamente non curerà più di tanto.

E’ quindi il focus sul prodotto la prima cosa da fare, inserendolo al contempo nel panorama web dei competitor sia da un punto di vista di value proposition (caratteristiche peculiari, vantaggi che offre all’utente, ecc…) che da un punto di vista economico: e torniamo quindi al concetto di “cosa si aspetta l’utente finale”. Se mediamente un asciugamani elettrico per ristoranti è proposto a 100 euro, ed il mio lo voglio proporre a 500 euro, beh quanto meno dovrò essere mooolto bravo a far emergere le differenze… è un sito web in grado di fare ciò?  Probabilmente no. Se, parallelamente, ho un buon prezzo di pubblicazione ma il mio prodotto è anonimo, senza reali punti di forza, non sarà necessario agire su canali che mi consentano di introdurmi meglio sul mercato piuttosto che rischiare di confondermi nella massa, e dover quindi necessariamente essere il più economico?

Ne riparleremo nei prossimi articoli…